Intervista allo scrittore ungherese Gyorgy Dragon, iniziatore della giornata internazionale dell’Amiga (01/06/2014).

Un evento del genere non si verificava oramai da tempo. Il 31 maggio 2014 si è tenuta in rete la giornata mondiale dell’Amiga con l’intento di far rifiorire nel giro di 24 ore la storia e la magnificenza tecnologica dei computer Commodore Amiga. Stamane ho avuto il piacere di intervistare lo scrittore, giornalista, musicista e sviluppatore di videogiochi ungherese Gyorgy Dragon, iniziatore principale della giornata internazionale dell’Amiga, tenutasi ieri, che ha riscosso un successo inaspettato. Di seguito ciò che mi ha rivelato.

– Una domanda sorge spontanea, lei ieri sulla pagina ufficiale della giornata mondiale dell’Amiga ha voluto effettuare un piccolo sondaggio, proponendo di verificare quanti retrogamers delle loro rispettive nazionalità stessero partecipando di persona a questa memorabile iniziativa. E’ risultato che i più attivi sono stati gli ungheresi, il suo paese d’origine, come si spiega?

– Noi ungheresi siamo persone che cercano e hanno profonda nostalgia del proprio passato. Un popolo che continua a commemorare le tradizioni, tuffandosi nei vecchi ricordi. Ecco spiegato questo grosso attaccamento ai prodotti culturali nonchè tecnologici del passato, tra i quali figura senza dubbio l’Amiga.

– E’ notoriamente risaputo che anche in Italia sia presente una piccola percentuale di videogiocatori che si interessi di retrogames, lei pensa che in futuro questo interesse nel nostro paese possa eguagliare i vostri livelli?

– Il movimento retro sta prendendo sempre più piede, si sta sistematicamente espandendo in tutto il mondo, divenendo sempre più forte, più forte e ancora più forte. E’ un lungo cammino, ha bisogno di tempo per riconoscere i valori del passato. L’Italia è fortunata perché è rappresentata da una grande comunità, quindi questo processo presumo che coinvolgerà anche il tuo Paese. Inizialmente per gradi, le cose potranno accelerare se qualche persona di carisma si impegni per far sì che ciò possa avvenire.

– Oltre ai prodotti tecnologici, lei ha parlato poc’anzi di altri prodotti culturali, mi sa dire a quali di essi è legata la cittadinanza ungherese?

– Alle palle, alle marionette, ai bastoni perché sono antichi, semplici e coinvolgenti. Il mondo intero deve capire che le cose semplici riscuotono maggior successo e hanno più probabilità di invecchiare meno velocemente.

– Quale professione svolge in Ungheria?

– Sono scrittore, musicista, giornalista e in misura minore ho preso parte anche alla creazione di videogiochi. Dunque sono anche uno sviluppatore di applicazioni videoludiche.

– A quanto si attestava il livello delle vendite in Ungheria dei sistemi Commodore Amiga?

– Sì, l’Amiga era molto popolare in Ungheria. C’è da specificare che l’Ungheria ha acquistato un enorme carico di Commodore-16 e Commodore-Plus4s dai magazzini Commodore che non era in grado di vendere. Quella macchina era comunque a buon mercato. Il passo logico dell’evoluzione fu per l’appunto l’Amiga che, a differenza del C16, in Ungheria venne venduto parecchio. Atari ST e Mac invece da noi non erano molto popolari.

– Qual è la sua opinione sull’uscita della tanto amata quanto odiata console Amiga CD32 sui mercati internazionali?

– E’ stata una decisione sbagliata, fondamentalmente si trattava di un Amiga 1200 senza tastiera e mouse, col supplemento di un CD-ROM. Bisognava puntare su un hardware più moderno che potesse certamente garantire un risultato qualitativo migliore. E’ stato un flop in tutti i sensi.

– Quali sono secondo lei le maggiori cause intorno al fallimento della Commodore?

– Sovrapprezzo e cattiva gestione aziendale. Commodore non era in grado di modernizzarsi stando al passo coi tempi. Il tempo passava e l’Amiga rimaneva un giocattolo, la Commodore non è stata in grado di inoltrarsi negli utenti business. Questo è stato un fallimento enorme. Questo a causa di qualche overpricing stupido e irresponsabile. Così la gente si è indirizzata sui PC che venivano venduti a buon mercato, erano più funzionali rispetto ai Commodore Amiga, che rimasero lenti e costosi.

– Ritornando al discorso dei videogiochi, qual è la sua personale opinione sulla giocabilità e sull’aspetto grafico dei videogiochi di nuova generazione? Si prendano in considerazione la Xbox One e la Playstation 4.

– Sono giochi senza anima. Lo sviluppatore di videogiochi bravo è colui che non punta solo ad ottimizzare l’aspetto grafico di un videogioco, ma è uno che lavora molto sui contenuti che il videogioco ha da offrire. I videogiochi “tutta grafica” e “zero contenuti” sono divertenti per 5/10 minuti, ti fanno godere per la loro maestosità per davvero poco tempo, subito dopo divengono frustranti oltre che essenzialmente inutili dato che la longevità dei videogiochi odierni è a dir poco pessima, per non dire di peggio.

(Per “La Giornata Internazionale dei Computer Commodore Amiga”)

Giuseppe Paolo Caraglia

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