Sergio Mattarella, politico tutto d’un pezzo che disse no alla Mammì. Cenni sul suo profilo biografico.

VincinoSergio Mattarella è il dodicesimo Presidente della Repubblica Italiana. Una persona ritenuta dai più, seria, intelligente, determinata. Qualità tutte quante necessarie per rivestire l’incarico istituzionale di arbitro imparziale. Mai sotto i riflettori, un uomo timido, quasi schivo, di poche parole, odia il gossip, è stato fedele alla consorte, Marisa Chiazzese, sino al giorno della sua scomparsa (avvenuta prematuramente nel 2012). E’ un profondo conoscitore della materia giuridica, un garante della Costituzione. Più volte ministro nei governi della DC, prima, e del centrosinistra, dopo, per diversi anni è stato Giudice Costituzionale della Repubblica Italiana. Democristiano di tradizione famigliare (suo padre era Bernardo, più volte ministro nella Prima Repubblica, e suo fratello era Piersanti, presidente della Regione Sicilia ucciso dalla mafia nel 1980) ha il primo scontro diretto con Silvio Berlusconi dimettendosi da ministro della Pubblica istruzione nel 1990 (VI governo Andreotti) per protestare contro la legge Mammì, che di fatto diede il via libera all’impero dell’allora Fininvest. Un altro scontro con Berlusconi risale all’ammissione di Forza Italia nel Partito Popolare Europeo, per Mattarella si trattava di «un incubo irrazionale». La sua una storia politica di qualità e di indubbio spessore, conclusa nell’aprile del 2008. Quali sono state le sue prime parole da Presidente? “Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. È sufficiente questo”. Coinvolgenti i temi trattati il giorno del suo giuramento. Così coinvolgenti da attirare l’attenzione e strappare gli applausi anche e in particolare di tutti quegli esponenti politici contrarissimi alla sua elezione. Più che un discorso, quello di Mattarella è stato un appello rivolto, non tanto ai partiti, quanto ai cittadini, alla società civile e in particolare ai giovani. Ha sottolineato più volte l’importanza di uno Stato solidale verso i più bisognosi, di una giustizia più rapida, di una lotta serrata contro la criminalità organizzata. Spicca all’occhio una certa discontinuità col passato, un discorso che a me personalmente è piaciuto, molto incoraggiante e istituzionale. Bisogna augurarsi però che questa fase interlocutoria trovi presto riscontro nei fatti. Altrimenti siamo sempre punto e a capo. Buon lavoro Presidente!

Giuseppe Paolo Caraglia

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