Rivalutazione del Concetto di “Nobiltà” in Parini.

Seppelliti nel camposanto, l’uno accanto all’altro, un poeta profitta della circostanza per intrattenere un dialogo piuttosto burrascoso con un ricco borghese. Senza farsi pregare due volte, il primo gli dimostra, nell’unico luogo che sopprime ogni piramide gerarchica, la sua sorprendente superiorità intellettuale, chiarificandogli quali siano le vie da percorrere per un uomo che voglia fregiarsi della cosiddetta “nobiltà d’animo“, così contesa tra gli uomini di ogni territorio. Nobile non è chi ha ricchezze materiali sconfinate, chi esercita il proprio potere alla finalizzazione e al mero conseguimento di frivoli interessi egoistici, chi applica coercizioni e violenze sulla povera gente, chi acquista titoli per meglio pavoneggiarsi. Essa è una virtù che può appartenere a chiunque e che è da intendersi ontologicamente e necessariamente in modo differente. In teoria in questo mondo noi siamo solo di passaggio e come sarebbe bello se caste e classi sociali non si fossero mai delineate, con il risultato desolante di ritrovarci schedati sin dalla nascita. Ma la responsabilità è da imputare all’uomo stesso che se le ha create lo ha fatto per sciocchi pretesti e prioritariamente per quella sua natura avida e inqualificabile di voler primeggiare a tutti i costi. In verità vi dico che siamo circondati da “gentucciola” che testardamente si dimena ad ostentare qualità che spesso in realtà non ha.

 Giuseppe Paolo Caraglia

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