Tra il predicare e il fare c’è di mezzo il mare.

Mario Capanna, comunista e portavoce dei movimenti studenteschi sessantottini, un tempo europarlamentare di Democrazia Proletaria, ha presentato il suo nuovo libro dal titolo “Mario Capanna. Storie di un impiegato”, dove descrive con fierezza la sua attività parlamentare, il suo costante impegno in difesa dei diritti fondamentali dell’uomo e al fianco delle fasce più deboli. “Tanto di cappello!”, esordirebbe qualcuno. Verrebbe da pensare che ha speso l’intera esistenza per salvaguardare anzitutto gli interessi delle masse popolari.  Sì, esulandoci di entrare nei particolari però, altrimenti, sulla sua figura, scopriremmo qualcosa in più. Egli percepisce, come tanti altri suoi colleghi, tra “trombati” e congedati, un vitalizio di ben 5.000 euro mensili, a carico dei contribuenti. Mi rispondereste che è una storia risaputa, che non fa impallidire quasi più nessuno. Però, la cosa più sorprendente è che risulta tra i firmatari di un ricorso presentato da una serie di ex consiglieri della Regione Lombardia contro una legge che di quel vitalizio vuol effettuare almeno un taglio minimo, relativo al 10%. Guai a chiedergli se non si sia mai avvertito come agevolato rispetto ai “compagni” o se sarebbe disposto a rinunciare a una piccola parte del cospicuo guadagno che percepisce tutti i mesi. Tant’è che ha avuto anche la faccia tosta di dichiarare: “Prendo un vitalizio da 5mila euro al mese, ma non sono un privilegiato. Tra l’altro è un diritto costituzionalmente garantito”. Trattasi dunque di diritto acquisito e insindacabile, non se ne parla proprio di attutirlo. Uno schiaffo morale verso tutti quegli operai e, in particolare, quei minatori che per tirare a campare rischiano la vita tutti i giorni. Senza tralasciare tutta quella gente del ceto medio che ha lavorato onestamente per oltre 40 anni per riscattare poi una pensione insignificante. Se quella carta straccia del suo libro mi capitasse tra le mani, posso solo promettervi che ci accenderei su un bel falò. Per inaugurare con largo anticipo la nuova stagione primaverile. Un gesto che inorgoglirebbe chiunque, eccetto il signor (d)emerito Capanna. Uno tra i tanti politicanti abituati a predicare bene e a razzolare male. Non fatevi imbrogliare da questa sorta di imbonitore provetto ma soprattutto non acquistate il suo libro.

Giuseppe Paolo Caraglia

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