Il Prog-Rock Esistenziale: i Van der Graaf Generator

6tag_021015-140042Ho trascorso quasi 2/3 della mia esistenza ad assecondare una passione decisamente smodata per la musica di qualità. Ho conosciuto ed apprezzato numerosi generi musicali, ascoltato migliaia tra gruppi e artisti, assimilato una sconfinatezza di lavori discografici; tutt’oggi, infatti, un po’ com’è insita nella natura degli esploratori, sono alla costante ricerca e scoperta di sound variegati, differenziati, innovativi, degni comunque di attenzione e ammirazione. Per molteplici ragioni constato che il prog-rock esistenziale degli inglesi Van der Graaf Generator, capeggiati dal leader indiscusso Peter Hammill, il Jimi Hendrix della voce (“una vocalità che sa essere angelica al limite del femmineo e violentemente demoniaca”), paroliere e mente del gruppo, si sia ritagliato un universo fenomenico unico e terribile, impressionandomi talvolta favorevolmente. A supporto delle atmosfere rarefatte e nevrotiche, il merito va in primis alla sontuosità dei loro testi filosofici, molto vicini allo psicodramma, carichi di significati avveniristici riflettenti la condizione pessimisticamente avvilente dell’umanità nell’età ultramoderna. Nella suite del “generatore” non si trascende il reale nel favolistico, non lo si dissolve nell’indeterminato, non lo si avviluppa in forme estetizzanti e alla fine rassicuranti. In essa è rappresentata, in tutta la sua intensità, l’angoscia del vivere, espressa tramite un sound lirico e, allo stesso tempo, epico. I VDGG vengono ricordati anche per gli arrangiamenti tanto essenziali quanto al contempo complessi, discostanti da virtuosismi estenuanti e barocchismi d’ogni sorta. Insomma sin dalle origini, risultati non conformi alle soluzioni compiacenti proposte dai competitori di turno, ovverosia una serie di riempimenti atti a suggellare quasi univocamente l’irrefrenabilità tecnica ed esibizionistica, indirizzandosi settariamente sul tratto sagomale, a scapito di tutta la sostanza discorsiva dell’opera (tanto per citare un nome: Emerson Lake & Palmer, valenti e degni di nota, ma in alcuni pezzi prevenuti e un tantino artificiosi). I VDGG sono un gruppo di musica totale che ha dato un contributo incisivo per l’affermazione a livello planetario del rock e dei suoi derivati. Non è mia intenzione reputarli superiori od inferiori a mostri sacri, giacché intoccabili, quali King Crimson, Yes, Genesis, Pink Floyd eccetera, ma credo che più di altri rispecchino quasi integralmente il mio pensiero, oltre che la mia personalità e, com’è ovvio che sia, le mie preferenze in fatto di musica. Troppo proiettati al futuro per non essere ricordati e stimati anche ai giorni nostri: i Van der Graaf Generator. Pezzi consigliati: Darkness (11/11), Refugees, Killer, House with No Door, Man-Erg, Theme One, The Undercover Man, Arrow, Pilgrims, Still Life, Masks, Wondering, Every Bloody Emperor. 

Giuseppe Paolo Caraglia