Esiste una dottrina marxistica dello Stato? La critica di Bobbio

marxNegli scritti politici giovanili del 1850, Marx teorizza l’annientamento del sistema di riproduzione capitalistico, reo di provocare ineguaglianze sul piano sociale ed economico, a vantaggio di un nuovo modello istituzionale, sociale, politico ed economico attorno a cui stringersi. E’ il socialismo dell’industria, del commercio e dell’agricoltura che andrebbe ad intaccare il monopolio complessivo (finanziario, industriale, culturale ecc.) detenuto dalle classi dominanti. Per Marx solo un governo anticapitalista e quindi socialistico, realizzabile attraverso l’applicazione dei seguenti punti: 1) dittatura del proletariato, 2) collettivizzazione dei mezzi di produzione, 3) abolizione della proprietà privata, 4) azzeramento delle differenze di classe, 5) volterrianesimo (difesa della tolleranza, libertà di stampa, diritto d’associazione, istruzione popolare universale), 6) piena realizzazione di una democrazia compiutamente diretta, può risollevare le masse popolari dalla loro miseria economica, dal loro degradamento sociale e culturale. Alla luce quindi di questi propositi, la domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: in Marx esiste una teoria articolata dello Stato? Nelle sue opere, si possono rintracciare delle indicazioni sufficientemente chiare ed esaurientemente adempiute per la determinazione di una costruzione positiva dello Stato socialista? “Purtroppo no”, sottolineò Bobbio sulle pagine di Mondoperaio: se continuiamo ad attingere univocamente al pensiero politico dell’economista di Treviri, non possiamo né ricavare, né dedurre un modello di Stato altro, assieme democratico e socialista, in contrapposizione a quello borghese. Nelle sue opere, in realtà, Marx si è occupato maggiormente dell’estinzione dello Stato borghese e della critica dell’economia capitalistica, rea di generare crisi e disuguaglianze sociali, che non della costruzione dello Stato socialista, pur avendolo ritenuto contro gli anarchici, necessario. Bobbio, inoltre, si interroga sul nesso dicotomico esistente tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta e sfida gli intellettuali della sinistra massimalista dell’epoca ad esporsi sulla possibilità o meno di poter coniugare le libertà civili che lo Stato democratico-rappresentativo ha progressivamente conquistato nel corso del tempo, con il socialismo. Molti (ma non tutti) fra questi intellettuali finirono per accreditare le tesi di Bobbio: gli interventi furono ad opera di Boffa, Cerroni, Colletti, Diaz, Guiducci, Ingrao, Negri, Occhetto, Signorile ecc. Per Bobbio ci sono socialisti e socialisti: in particolare, si possono distinguere i socialisti riformisti da quelli rivoluzionari. I riformisti vedono nella democrazia rappresentativa e quindi nel sistema politico odierno il mezzo più efficace per raggiungere i propri intenti ossia: servirsi delle attuali istituzioni per introdurre, dal suo interno, profonde modificazioni negli assetti della società civile che porteranno, gradualmente, al compimento del passaggio dalla società capitalistica a quella socialista. I rivoluzionari, al contrario, sostengono che occorra sovvertire anzitutto la democrazia rappresentativa dello Stato borghese, intraprendendo perciò un lungo cammino rivoluzionario per creare tutte quelle condizioni intrinseche che condurranno ad uno Stato effettivamente socialista e ad una democrazia a tutti gli effetti diretta. Ma l’esperienza rivoluzionaria dell’URSS ci ha insegnato che se non si fa un uso accorto degli istituti democratici, a fare la loro ricomparsa, sotto nuove vesti, sono vecchi regimi autarchici e dittatoriali. Ed è ciò che si vorrebbe necessariamente evitare. Per Bobbio, la democrazia diretta, avvalorata e propugnata dalle idee socialiste, è, in verità, molto difficile da realizzare: Bobbio giungerà a definirla persino «sovversiva», in funzione proprio del margine di pericolosità e di rischiosità annesso ad una sua quanto mai improbabile affermazione. Le dure repliche della storia hanno dimostrato che sinora nessun sistema politico democratico è approdato al socialismo e sinora nessun sistema socialistico è governato democraticamente. Eppure, nonostante tutto, vi è chi continua a sostenere che la democrazia senza socialismo e il socialismo senza democrazia siano rispettivamente una democrazia e un socialismo imperfetti.

GPC

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